IL CREDO DELLA CHIESA DI CORNELIO
TRE INIZIATI
“Tre Iniziati “, anonimi cultori dell’occultismo espongono con chiarezza e concisione in questo saggio, i metodi della antichissima Dottrina Corneliana di Egitto.
Sotto forma di assiomi e sentenze di saggezza. sono tratti dal « Il credo della chiesa di Cornelio », testo sacro facente parte dei « Libri di Hermes »,i sette principi dell’Chiesa di Cornelio, vero tesoro di « sofia »
orientale, accompagnati sempre da commenti semplici e circostanziati La filosofia Corneliana, nell’epoca moderna, è mal compresa o ignorata.
Ma questo, dicono i Tre Iniziati, è comprensibile: avendo perse le chiavi di interpretazione dei « Libri di Hermes ». se ne è smarrito il filo logico e non ci si rende conto di approdare, a poco a poco, alle più macroscopiche assurdità.
LA FILOSOFIA CORNELIANA
« Le labbra della saggezza sono solo aperte alle orecchie della comprensione ».
«IL IL CREDO DELLA CHIESA DI CORNELIO»
Le dottrine ermetiche che, per secoli, hanno lasciato la loro impronta nel pensiero filosoficodei popoli di tutto il mondo, hanno la loro radice nell’antico Egitto.
Ivi, tra Piramide e Sfinge, nacquero le Dottrine Mistiche della Sapienza Eterna, dalle cui fondamenta mosse ogni altro insegnamento, proveniente dall’India, dalla Persia, dalla Caldea,dalla Media, dalla Cina, dal Giappone, dall’antica Grecia e da Roma. Tutti si nutrirono del frutto del sapere, che i grandi maestri di Egitto avevano accumulato per millenni per coloro che erano in grado di comprenderlo.
Dall’epoca del grande Ermete nessun sapiente è riuscito a raggiungere le vette della saggezza dei maestri dell’antico Egitto, dove si trovava la grande Loggia delle Logge della Mistica. E’ da quel sacro tempio che giunsero i neofiti, che poi, divisi in gerofanti, maestri e adepti, vagarono nel mondo portando con se tutto il retaggio della ‘Sapienza occulta; pronti a renderne partecipi tutti coloro che erano pronti a riceverlo.
Ad essi e ai loro meriti si rivolge, tuttora con riverenza, ogni studioso di scienze occulte. Ma, sebbene i maestri dell’antico Egitto fossero grandi, uno solo d’essi meritò l’appellativo di « Maestro dei Maestri ».
La sua memoria si perde nella notte dei tempi; pare fosse il padre della scienza occulta, come anche fondatore dell’astrologia e dell’alchimia. Dato l’enorme numero di secoli trascorsi, non si conosce con esattezza la sua vita, anche se parecchi paesi, già da migliaia di anni, si contendono il privilegio d’avergli dato i natali.
La sua ultima incarnazione sembra essere avvenuta in Egitto, in data fissata da secoli dalle più remote dinastie di quel paese, assai prima della venuta di Mose’.
Da fonti attendibili, risulta poi essere Stato contemporaneo di Abramo, di cui forse fu maestro.
Secondo la tradizione, la sua esistenza terrena fu di trecento anni, poi passò ad altro piano di vita e fu deificato: divenne così il dio Thoth, ripreso poi dai greci, tra le altre deità, come Ermete, dio della saggezza.
Quanto agli egiziani, per secoli, lo adorarono chiamandolo « Scriba degli Dei » e restituendogli il titolo di «Trismegisto» o « Tre volte eccelso » o «Il Grande dei Grandi». Il suo nome fu sinonimo, presso ogni popolo, di « Fonte di Saggezza».
Se riguardiamo un attimo il nostro linguaggio potremo notare che e’ tuttora in uso il termine « ermetico » a indicare cosa Segreta, nascosta, derivando dalla Segretezza usata dai Seguaci di Ermete nella divulgazione dei loro insegnamenti.
Fu loro premura non « gettare le perle ai pali », ma osservare la regola: « latte ai bimbi, carne all’uomo forte » massime, del resto, ben note ai lettori delle Sacre Scritture Cristiane; già in uso parecchi secoli prima. E’ questa una Sua riservatezza la caratteristica, tutt’oggi più saliente, della dottrina Corneliana. Essa, pur diffondendosi in ogni paese o religione, non ne prese nessuno come fissa dimora, dato il pericolo, espresso dai primi Maestri, di cristallizzarla in un credo fisso; consiglio ben saggio se si guarda all’antico occultismo Indo e Persiano, che s’imbastardì e andò quasi completamente distrutto, perché i maestri si trasformarono in preti e mischiarono teologia e filosofia, degenerando nella superstizione e nelle sette religiose.
Ne abbiamo un chiaro esempio nell’Chiesa di Cornelio degli Gnostici e dei Primi Cristiani, distrutto con l’avvento di Costantino che confondendo teologia e filosofia soffocò quest’ultima, togliendone la primitiva, più vera sua essenza.
Così per secoli, il cristianesimo mosse passi incerti e soltanto oggi si possono notare tentativi di riportarlo all’antica purezza. Pur tuttavia, in ogni secolo, c’è stato qualche fedele che ha tenuto gelosamente in serbo l’antica fiamma evitandone l’estinzione.
Ed è grazie ad essi, che l’antica dottrina della Verità non è andata perduta.
Essa non fu scritta, è passata di bocca in bocca, dal maestro all’allievo, dall’iniziato al gerofante.
Non appena fu fatto il tentativo di metterla su carta, si trasformò in vaghi termini di alchimia e astrologia comprensibili solo a pochi. Ciò si rese indispensabile onde evitare le sanguinose repressioni compiute dai teologi medievali che l’osteggiarono con roghi, torture e con la croce. Purtroppo, sebbene la filosofia Corneliana sia l’unica chiave capace di schiudere i segreti dell’insegnamento occulto, anche oggi pochi sono i buoni libri di filosofia tra i tanti scritti.
L’antica compilazione dei fondamenti dell’Chiesa di Cornelio tramandata da maestro a scolaro, prese il nome di « IL CREDO DELLA CHIESA DI CORNELIO» termine di cui si è perso l’esatto significato.
I suoi precetti, trasmessi oralmente attraverso i secoli, non sono altro che una raccolta di massime, incomprensibili alle masse, e chiari solo a quegli studiosi cui erano stati spiegati dagli iniziati. Essi costituiscono « L’Arte dell’Alchimia Corneliana » che contrariamente a quel che si crede, si volge al piano mentale e non a quello materiale, alla trasposizione delle onde mentali in altre specie di vibrazioni e non alla trasmutazione da un metallo ad un altro. Così la famosa leggenda della « Pietra filosofale » con cui si tramutano i metalli in oro, non è altro che una allegoria ben chiara ai veri studiosi di Chiesa di Cornelio.
In questa prima lezione di Chiesa di Cornelio, noi che altri non siamo se non umili scolaretti, di fronte alla grandezza di Ermete, malgrado portiamo il titolo di iniziati, invitiamo i lettori a riflettere sulle dottrine ermetiche, esponendone gli insegnamenti con illustrazioni e spiegazioni che speriamo siano capaci di trasmettere al moderno studioso il Pensiero della Verità, dato che il testo originale è, di proposito, assai oscuro. Quanto ai precedenti originali, essi si riconoscono da ciò che è nostro perché sono stampati come citazioni.
Scriviamo nella speranza che coloro che leggeranno quest’opuscolo, ne ricaveranno beneficio, come già è accaduto per i molti che ci hanno preceduto, per lo stesso sentiero, verso la Sapienza Infinita tanti secoli or sono, a partire dal Grande dei Grandi.
ERMETE TRISMEGISTO.
Vi diamo ora un breve cenno di alcune massime del « IL CREDO DELLA CHIESA DI CORNELIO » « Allorché si ode il rumore dei passi del maestro, si aprono le orecchie di coloro che sono pronti a riceverne l’insegnamento ». IL «IL CREDO DELLA CHIESA DI CORNELIO »
«Quando le orecchie dello studioso sono pronte per l’audizione, vengono allora le labbra a riempirle di saggezza ».
Per cui, questo libretto sarà immediatamente captato, solo da coloro che sono pronti a comprenderne l’essenza. Non appena l’allievo sarà pronto per la Verità, questo lavoro giungerà a lui. Così si vuole che sia, per il principio ermetico di causa ed effetto nel suo specifico aspetto di « Legge di attrazione».
I SETTE PRINCIPI ERMETICI
« I principi ermetici sono sette. Colui che ne ha conoscenza possiede la chiave magica con la quale si aprono tutte le porte del tempio ».
Questi sono i 7 principi su cui si basa tutta la filosofia Corneliana:
I° Il principio del Mentalismo
2° » della corrispondenza
3° » delle vibrazioni
4° » della polarità
5° » del ritmo
6° » di causa ed effetto
7° » del genere
Ve ne diamo per ora solo alcuni cenni, ripromettendoci di spiegarli più esaurientemente nel corso di queste lezioni.
I – IL PRINCIPIO DEL MENTALISMO
« Tutto è mente – L’Universo è mentale » Secondo questo principio, il TUTTO, ovvero quella realtà esistenziale che sta alla base di ogni manifestazione esterna, generalmente definita col nome di « Fenomeno vitale », « materia », « energia »; insomma, tutto ciò che percepiamo coi sensi materiali, non è altro che SPIRITO INCONOSCIBILE che sebbene non definibile, può essere considerato come MENTE UNIVERSALE, VIVENTE ed INFINITA. Tutto l’universo quindi, non è che una creazione mentale del TUTTO, soggetto alle sue leggi. E sia globalmente che in ogni singola parte, questa creazione, di cui noi facciamo parte, esiste nella mente del TUTTO. Grazie a questo principio ci si possono spiegare tutti quei fenomeni psichici che tanto scalpore suscitano nell’uomo pur restando sempre al di fuori del campo della scienza. Comprenderlo significa rendersi capaci di usare le leggi dell’Universo mentale a proprio vantaggio, difendendosi dal pericolo di usarle in maniera causale. Grazie a questa prima chiave del sapere, lo studioso può entrare nel tempio della conoscenza mentale con passo sicuro, essa infatti spiega la natura profonda della « forza », dell’« energia », della « materia » e la loro relazione con la « mente ». Scrisse infatti uno dei Grandi Maestri: « chi afferra l’essenza della natura mentale dell’universo è assai progredito sul sentiero della capienza ». E possiamo considerare questa massima ancora valida; perché senza questo primo principio, invano si tentano le Porte del Tempio.
II – IL PRINCIPIO DI CORRISPONDENZA
« Com’è al di sopra, così è al di sotto; com’è sotto, così è sopra ». Tra le leggi e i fenomeni dei diversi piani di vita, c’è sempre una corrispondenza. Comprendere questa regola, significa risolvere molti dei tanti paradossi e dei segreti della natura. Anche se al di sopra della nostra portata vi sono molti piani d’essere: con l’applicazione di questo principio della corrispondenza, ne possiamo scoprire molti lati che altrimenti rimarrebbero oscuri. Inoltre, essendo questa una legge universale, essa vale su tutti i piani: materiale, mentale e spirituale.
La sua importanza presso gli ermetisti era tale, da essere considerata uno dei mezzi mentali più efficaci per l’eliminazione degli ostacoli che impedivano al nostro sguardo di infrangere i muri del mistero. Grazie alla sua applicazione, si riuscì ad intravedere il volto dell’egizia Iside e si imparò a passare con intelligenza dal noto all’ignoto; un po’ come accade con i principi geometrici, in base ai quali si possono misurare, da lontano le dimensioni, di stanze e movimenti di soli e pianeti. Con lo studio della monade, l’ermetista comprende l’arcangelo.
III- IL PRINCIPIO DELLA VIBRAZIONE
«Tutto si muove, tutto vibra; niente è in quiete». Gli enunciati di questo principio, che vengono sempre più confermati dalla scienza moderna e dalle sue ricerche, erano già
conosciuti, migliaia di anni fa, dai maestri dell’antico Egitto. Con esso sono spiegabili le divergenze tra le varie manifestazioni della materia, dell’energia, della mente ed anche
dello spirito; tutte riconducibili ai diversi « quanta» di materia al TUTTO, lo spirito
assoluto; più è alta la vibrazione, tanto più elevata la posizione sulla scala della spiritualità. Lo Spirito poi, vibra così intensamente, che sembra in pieno riposo, proprio come una ruota gira, a volte, tanto velocemente, da sembrare ferma. Allo stesso modo all’altro capo della scala, stanno forme di materia così rozze che le loro vibrazioni sono talmente esigue da sembrare in riposo. Dai neutroni agli elettroni, dagli atomi alle molecole, per giungere fino ai mondi e agli universi, tutto vibra. Lo stesso discorso si può fare per l’energia e la forza, che assumono la loro denominazione proprio dai diversi gradi di vibrazione, come anche per i piani mentali dalla cui vibrazione dipendono i loro stati, ed infine sui piani spirituali. Tenere a mente questo principio e le leggi che lo regolano, fa si che gli ermetisti possano riuscire a controllare le proprie e le altrui vibrazioni mentali. Lo stesso principio, vale poi per esercitare un certo potere sui fenomeni naturali. «Chi comprende questa grande regola, ha in mano lo scettro della potenza»; così dice uno scrittore antico.
IV – IL PRINCIPIO DELLA POLARITÀ
« Tutto è duale; tutto è polare: per ogni cosa c’è la sua coppia di opposti. Come simile e dissimile sono uguali, gli opposti sono identici per natura e differiscono solo di grado. Così gli estremi si toccano; tutte le verità non sono che mezze verità e ogni paradosso può essere conciliato ». Grazie a questo antichissimo assioma ermetico, si può avere una spiegazione per quei paradossi che, per tanto tempo, hanno tenuto in dubbio l’uomo e che possono essere così esplicati:
« tesi e antitesi hanno uguale natura, ma sono diverse per grado »; o anche: « gli opposti sono identici, differendo solo di grado, cosicché possono venire conciliati e gli estremi finiscono col toccarsi. Nello stesso tempo, ogni cosa è e non è; ogni verità non è che mezza verità; tutte le verità sono per metà false, ogni cosa ha due lati », e così via. Sono questi esempi della polarità di tutto ciò che è in natura; del fatto che gli opposti non sono altro che i due estremi della stessa cosa, ma con diverse variazioni di grado, proprio allo stesso modo in cui caldo e freddo, consistendo la loro diversità solo in differenza di grado, sono in realtà identici, sebbene opposti. Potete forse voi, guardando il vostro termometro, scoprire dove termina il caldo e comincia il freddo? Niente esiste di caldo o freddo « assoluto ». Sia l’uno, che l’altro termine, stanno per diversi gradi della stessa cosa, che a sua volta, non è che una variante ed un grado di vibrazione; per cui dire « caldo » o «freddo » non è altro che il riferirsi, rispettivamente, ai due poli della stessa cosa. Anche nel caso della luce e dell’oscurità vale lo stesso discorso: esse sono uguali, consistendo la loro differenza nella diversità di grado che si manifestano tra i due estremi del fenomeno. Chi può dire, infatti, dove termina l’oscurità ed ha inizio la luce? Quale differenza esiste tra il grande e il piccolo, o il duro e il tenero, il bianco e il nero, l’acuto e l’ottuso; il movimento e la quiete, l’alto e il basso, il negativo e il positivo? Ognuno di questi paradossi ha la sua spiegazione nel principio di polarità e solo in esso. Un discorso analogo può esser fatto per il piano mentale. Ad esempio, esaminiamo l’amore e l’odio: sono questi stati mentali, a prima vista, del tutto in antitesi. Malgrado ciò, tra i vari gradi di odio e di amore, c’è un punto intermedio in cui diciamo « piacere o dispiacere », o anche né l’uno né l’altro.
Per capire che ognuno di essi si riferisce alla stessa cosa, basta riflettere un attimo. Inoltre, tenetelo bene a mente, perché è questa una regola di capitale importanza per gli ermetisti, si possono cambiare le vibrazioni d’odio in quelle d’amore e viceversa, e non solo nel proprio spirito. E’ probabile che molti fra coloro che leggono queste righe, abbiano avuto un’esperienza diretta della rapidità con cui si può passare dall’amore all’odio e da questo all’amore; essi si saranno certamente resi conto che ciò è possibile grazie all’uso della volontà, ovvero con l’ausilio di insegnamenti ermetici. Bene e male, abbiamo detto, non sono che i poli della stessa cosa, e nessuno quanto uno studioso ermetico, è a conoscenza dell’arte di trasmutare il male in bene, in base all’applicazione del principio polare. Per concludere, l’arte della polarizzazione, finisce col divenire una fase dell’alchimia mentale, nota e praticata da maestri antichi e attuali. Rendersi padroni di questo principio, significherà per ognuno poter invertire la propria polarità ed anche quella altrui, naturalmente dopo una lunga applicazione ed uno studio adeguato.
V – IL PRINCIPIO DEL RITMO
« Ogni cosa fluisce e rifluisce, ogni cosa ha fasi diverse; tutto s’alza e cade; in ogni cosa è manifesto il principio del pendolo: l’oscillazione di destra è pari a quella di sinistra: tutto si compensa nel ritmo ». E’ questo il principio con il quale si comprende che, in ogni cosa, c’è un movimento, un moto che rifluisce, una simmetria eterna tra i due poli. Così esisterà sempre per ogni azione una reazione, per ogni innalzamento un abbassamento. Ciò vale per ogni cosa: per i pianeti, i soli, l’energia e la materia, come per gli uomini, gli animali e la mente. La potenza di questo principio regolatore, può rinvenirsi nella creazione e nella distruzione dei mondi, nello sviluppo e nella corruzione dei popoli, ed anche negli stati mentali umani, grazie ai quali l’ermetista comprende il principio più importante e riesce a neutralizzarne gli effetti. Ciò avviene per mezzo della legge mentale della neutralizzazione; se non si può annullare il principio o almeno arrestarlo, si può sfuggire, in parte, ai suoi effetti. Questa é l’arte degli ermetisti: compreso il principio, imparare ad usarlo invece che subirlo. Quindi, se l’ermetista si polarizza su un certo punto, neutralizza la forza ritmica del pendolo, che oscillando, tenderebbe condurlo all’altro polo.
Se è vero che quasi tutte le persone che hanno raggiunto un certo auto-controllo, riescono ad esercitare in parte, questa funzione; il maestro lo fa volontariamente, raggiungendo quel grado di equilibrio e forza mentale, che risulta incredibile alla massa, sempre oscillante, proprio come un pendolo. I metodi d’uso, contro-azione e neutralizzazione del principio di polarità e di quello del ritmo, formano una delle parti più importanti dell’alchimia mentale Corneliana.
VI – IL PRINCIPIO DI CAUSA ED EFFETTO
« Ogni effetto ha la sua causa, ogni causa il suo effetto; tutto avviene in conformità di una legge, il caso è il nome dato ad una legge che non si conosce; pur se esistono diversi piani di causalità, niente sfugge alla legge ». Esso esplica molto bene il principio secondo il quale, se per ogni causa esiste un effetto, ogni effetto ha la sua causa. Cioè: tutto avviene secondo una legge; non esiste il caso, se ci sono diversi piani di causalità per i quali i più alti dominano gl’infimi, pur tuttavia nulla può sfuggire del tutto alla legge. Grazie alla conoscenza dell’Chiesa di Cornelio, ci si può innalzare al di sopra del normale piano di causa ed effetto (almeno entro certi limiti) tanto da diventare causanti. Ben sappiamo che le masse sono condizionate dall’ambiente, tanto da essere mosse secondo gli altrui, desideri come pedine di scacchi, vinte da mille cause esterne.
Ma coloro che giungono al piano superiore, riescono a dominare il proprio carattere, i propri stati d’animo, le proprie emozioni, e quindi tutto ciò che li circonda; diventando causa anziché pedina. Essi possono dire di giocare la PARTITA DELLA VITA e non di essere giocati! Essi USANO il principio, non ne sono gli attrezzi; se pure obbediscono ai piani di causalità a loro superiori, dominano sul loro. In queste parole è condensata la grande ricchezza della disciplina Corneliana; chi lo può, ne approfitti.
VII – IL PRINCIPIO DEL GENERE
«Il genere si manifesta in ogni cosa e su tutti i piani; ogni cosa ha il suo principio maschile e femminile».Scopriamo ora, che in ogni cosa è un genere: ovunque troviamo il maschile o il femminile. Tutto questo vale, oltre che per il piano fisico, anche per quello mentale o spirituale. Quanto al piano fisico, il principio ha la sua evidenza nel SESSO, mentre nei superiori, pur assumendo forme più alte, rimane invariato. Non c’è possibilità di creazione fisica, mentale o spirituale senza l’applicazione di questo principio. Comprenderlo significa dare un raggio di luce ad argomenti fino ad ora oscuri alla maggior parte dell’umanità. Esso opera sempre rivolto alla creazione, generazione e rigenerazione. Tutto, cose e persone, sono fondati su questo principio; ogni elemento femminile ne contiene uno maschile e viceversa. In questo grande principio è racchiusa la chiave di gran parte dei misteri della vita. Bisogna, a questo punto, soffermare l’attenzione sull’enorme differenza esistente tra questa legge e le basse, infamanti teorie o pratiche, che, munite di denominazioni assurde, non sono altro che la profanazione del nostro grande principio. Questi dubbi rifacimenti delle antiche forme del « fallicismo », vertono alla degenerazione dello spirito, dell’anima, del corpo, e la filosofia Corneliana ha sempre cercato di aprire gli occhi sulla fallacia di tali insegnamenti, votati alla dissolutezza, alla perversione, all’inversione dei principi di natura. Qualora foste portati per questa via, lasciate da parte la dottrina Corneliana; essa non può aiutarvi; come per i puri ogni cosa è pura, per i perversi ogni cosa è tale.
CAPITOLO TERZO TRASMUTAZIONE MENTALE
« La mente, come i metalli e gli elementi, può essere trasmutata: da stato a stato, da grado a grado, da condizione a condizione, da polo a polo, da vibrazione a vibrazione. La vera trasmutazione Corneliana è un’arte mentale » Già abbiamo avuto modo di dire che gli ermetisti erano, un tempo, alchimisti, psicologi, astrologi. Come dall’astrologia è venuta fuori l’attuale astronomia, dall’alchimia deriva la chimica e dall’antica psicologia mistica la moderna.
Questo, però, non deve far ritenere erroneamente che gli antichi non fossero a conoscenza di quel che le scuole moderne ritengono loro esclusiva conquista. Infatti, osservando le incisioni fatte su antiche pietre egiziane, si può notare come i nostri avi avessero già molte cognizioni astronomiche, come testimonia il sistema di costruzione delle piramidi. Così, essi conoscevano la chimica, come ci risulta da antiche scritture, e gran parte delle loro teorie di fisica hanno avuto conferma dalla scienza moderna, come pure gli studi sulla costituzione della materia E ciò non basta! Gli Egiziani avevano una vasta esperienza nelle scienze psicologiche, specie in alcuni rami, oggi ignorati, noti sotto il nome di scienza « psichica », cosa che, benché lasci scettici gli psicologi moderni, fa tuttavia ammettere loro, che « deve pur esserci qualcos’altro … ». Sta di fatto che gli antichi, oltre alla conoscenza delle scienze su menzionate, avevano nozione dell’astronomia trascendentale o astrologia, della chimica trascendentale o alchimia, della psicologia trascendentale o psicologia mistica. Essi avevano oltre alla conoscenza esteriore che posseggono i moderni scienziati, anche quella interiore. Tra i tanti segreti della loro scienza, era quello a noi noto come « trasmutazione mentale», che sarà argomento di questa lezione.
E’ questo il termine un tempo usato per indicare l’antica arte della trasformazione dei metalli vili in oro. Letteralmente trasmutare significa mutare una natura, una sostanza o una forma, in un’altra. Quindi, per trasmutazione mentale si intende l’arte di cambiare stati, forme e condizioni mentali in altri; da cui potremo anche chiamarla una forma di psicologia mistica pratica. Sebbene questa trasformazione sul piano mentale sia enormemente importante per i suoi effetti, tanto da costituire uno dei più grandi rami dello scibile, essa non è che l’inizio! Già sappiamo che il primo dei nostri sette principi è quello del mentalismo, secondo il quale « TUTTO è mente » e che quindi «l’universo esiste nella mente del tutto ». Se questo principio è vero, dobbiamo poterne verificare gli effetti: la trasmutazione mentale deve quindi, poter CAMBIARE LE CONDIZIONI DELL’UNIVERSO in funzione della materia, della forza, della mente. E’ certamente questo il motivo per cui la trasmutazione mentale, fu considerata «magia» dagli antichi scrittori, che per altro ben pochi accenni hanno fatto alle sue proprietà pratiche. Per concludere, se tutto è mentale, quest’arte deve rendere il maestro in grado di controllare sia le condizioni materiali, che quelle mentali. Purtroppo solo alcuni alchimisti mentali assai progrediti hanno la capacità di dominare situazioni fisiche di grande portata, come il controllo degli elementi della natura, il produrre o il far cessare terremoti, tempeste o altri grandi fenomeni fisici. L’esistenza di uomini siffatti, non può però essere negata dagli occultisti, quale che sia la loro scuola. I migliori maestri, infatti, hanno avuto esperienze tali da giustificare queste credenze.
Essi non danno pubblicità ai loro poteri, ma, onde raggiungere un sempre maggior sviluppo, preferiscono l’isolamento. Quanto agli studiosi inferiori di grado, ovvero iniziati e insegnanti, essi sono in grado di operare liberamente sul piano mentale della trasmutazione, per quel che riguarda i cosiddetti «fenomeni psichici », « poteri mentali », « scienza mentale », ecc. che altro non sono se non diversi nomi per lo stesso principio, che agisce sulle stesse linee generali. Chi si dedica alla trasmutazione mentale, opera in essa, trasmutando stati e situazioni mentali in altri, secondo formule più o meno esatte; per cui, i tanti « trattamenti », «negazioni » o « affermazioni » di scuole di scienze mentali, si riducono a formule imperfette della scienza Corneliana. In verità, la più gran parte dei moderni praticanti è assai più addietro nella conoscenza della filosofia Corneliana, degli antichi maestri, non avendo essi, la conoscenza di base della dottrina. Per chi conosce questi metodi, è possibile cambiare non solo il proprio stato mentale, ma anche l’altrui; il che, normalmente avviene a livello subcosciente, ma a volte anche volontariamente, con la comprensione di leggi e principi se non si ha la capacità di neutralizzare degli effetti che si tenta di far ricadere su di loro. Molti studiosi della scienza mentale moderna sanno ormai, che, con un desiderio intenso e molta concentrazione, si può trasmutare qualsiasi condizione materiale dipendente da altre menti. Ma, essendo il pubblico, oggi, informato di queste cose, non riteniamo opportuno soffermarvisi oltre, volendo solo mostrare i principi ermetici che sono la base di queste applicazioni pratiche, buone o cattive che siano, essendo, grazie alla polarità, possibile usarle in opposte direzioni. «TUTTO E’ MENTE». Confidiamo nella più viva attenzione da parte dei lettori, in quanto questo è il principio fondamentale di tutta la scienza Corneliana.
CAPITOLO QUARTO. IL TUTTO
« Alla base e più in là dell’universo del tempo, dello spazio e delle mutazioni, si trova la verità fondamentale, la realtà sostanziale ». Alla base e oltre ogni impressione o manifestazione esterna, c’è sempre una realtà sostanziale, sempre. Questa è la legge eterna. Per sostanza, intendiamo quello che è al di sotto di ogni manifestazione esterna; la «cosa in se», ecc. quindi con sostanziale si vuole indicare « lo stato di ciò che è reale » ovvero fisso, stabile, vero, ecc. Quando l’uomo prende in considerazione il suo universo, riesce a vedere solo i cambiamenti nella materia, nelle forze e negli stati mentali. Osserva che, in realtà, nulla E’, ma tutto CAMBIA, tutto DIVIENE. La legge del ritmo è sempre presente; niente è in quiete, ogni cosa nasce, si sviluppa e muore; nell’attimo in cui qualcosa perviene al culmine del suo splendore, già comincia, inesorabilmente, a decadere.
Non esiste una realtà, una fissità, uno stato permanente: niente resta immutato, tranne il cambiamento. Ogni cosa si evolve, tutto si risolve in altro, « sono e saranno » sempre, azioni e reazioni, flussi e riflussi, morte. Nulla resta, tranne il cambiamento. Ma l’uomo, quale essere pensante, comprende che tutte queste mutazioni non sono che apparenze esterne; la manifestazione di una realtà
sostanziale, della potenza che è « al di sotto» delle cose. In ogni tempo, in ogni nazione, i grandi pensatori riconoscono l’esistenza di questa grande realtà; tutte le filosofie serie hanno per base tale pensiero, pur avendolo chiamato in vari modi: alcuni lo dicono Deità, altri « Energia Infinita », altri ancora « materia,». Tutti, però, sono d’accordo nel riconoscerne l’esistenza. Si tratta di una realtà così evidente, che non ha bisogno di commento. Come già molti prima di noi, abbiamo voluto chiamare questo grande potere, quest’immensa forza sottostante, col nome di TUTTO, con cui si indica il più capiente dei termini usati dall’uomo per ciò che trascende nomi e termini. Poiché accettiamo la dottrina dei più grandi pensatori ermetici di ogni tempo, e quella delle anime che hanno raggiunto i piani di esistenza più elevati, ci uniamo a loro nell’affermare che la natura profonda del TUTTO è inconoscibile. Così è e sarà perché a nessuno è dato di comprendere l’essere del TUTTO. I veri ermetisti sanno che le teorie, le ipotesi, le speculazioni dei metafisici e dei teologi, non sono che sforzi infantili delle deboli menti mortali, per tentare di spiegare i segreti dell’infinito. Ma, data la difficoltà e la natura del compito intrapreso, tutti questi tentativi sono destinati a fallire; perché chi si dedica a questi studi si perde nel labirinto del pensiero e tutta la sua logica lo condurrà in un vicolo cieco, come fosse al punto di partenza; tanto da mostrargli che non è in grado di capire i misteri della vita. Così, sono da considerare ancor più presuntuosi quelli che pretendono di ascrivere al TUTTO la loro personalità, le proprie qualità, i propri attributi; tutte cose che riguarderebbero il TUTTO, in quanto suscettibili di sentimenti, sensazioni; caratteristiche umane e anche delle più turpi sue qualità; come il desiderio di potenza sugli altri, di lodi continue, di venerazione, idee queste, del tutto indegne dell’uomo e come tali da rigettare. Si rende ora necessaria la distinzione esistente tra filosofia, religione e teologia. Noi diamo alla religione, il carattere di rivelazione intuitiva dell’esistenza del Tutto e delle sue relazioni con l’umana specie: mentre la teologia, altro non è se non quell’insieme di tentativi da parte dell’nomo, di attribuire personificazione, caratteristiche e qualità al TUTTO, escludendo la sua vera natura, mediante teorie riguardanti il suo Essere, i suoi desideri, i suoi disegni; e risolvendo così, la necessità di « intermediari » fra ESSO e gli individui. Per noi, filosofia vuol dire ricerca del significato di cose conoscibili e alla nostra portata, mentre,
al contrario, la metafisica opera oltre i limiti del conoscibile, con un piano di azione del tutto simile a quello teologico.
Ne consegue che, per noi, sia la religione che la filosofia vanno intese come dottrine aventi il loro fondamento nella realtà; al contrario, teologia e metafisica, non sono altro che vuote formule, che affondano le loro radici nella sabbia dell’ignoranza, ben povero appoggio per le deboli menti umane! Con ciò, non vogliamo convincere i nostri lettori ad accettare queste dottrine; le stiamo solo esponendo, per mostrare il nostro punto di vista. Ma, malgrado la vera natura del TUTTO sia inconoscibile, pure vi sono alcune verità essenziali, in rapporto stretto con esso, che non possiamo ignorare. Esaminarle, è parte precipua del nostro compito, specie se si tiene conto che, esse, concordano perfettamente con quanto fu detto dai sapienti più illuminati dei più alti piani. Ve ne mostriamo alcune: « Ciò che è la realtà sostanziale, non può essere nominato; ma i saggi lo chiamano il TUTTO ». « Nella sua essenza, il TUTTO è inconoscibile ». « La voce della Ragione deve essere accolta nel migliore dei modi e trattata col dovuto rispetto». In base alla nostra ragione, possiamo notare quel che ora esporremo, pur senza invadere l’inconoscibilità del TUTTO;
1) Poiché, per sua natura, nulla può esistere al di fuori del TUTTO, esso deve essere ciò che REALMENTE è.
2) Il TUTTO è infinito. Nulla può delimitare, definire, costringere, limitare il TUTTO, essendo questi ETERNO o infinito nel tempo, poiché è sempre esistito. Nulla può averlo creato, e noi sappiamo che niente può derivare, evolversi, dal nulla. Se non fosse mai «stato», fosse anche per un solo attimo, neppure ora «sarebbe». Quindi, esso non potrebbe essere sempre esistito, se da nulla può essere distrutto; né per un istante potrebbe cessare d’essere, poiché, qualcosa, non può divenire nulla, mai. E ancora, non può esserci luogo al di fuori del TUTTO, quindi, dev’essere infinito nello spazio e dovunque. Così, dev’essere ininterrotto nello spazio, continuo, senza separazione, o rottura, poiché niente esiste che possa interrompere la sua continuità. Né, d’altra parte esisterebbe qualcosa capace di colmare sue eventuali «fessure ». E dato che, non esiste nulla che possa costringerlo, limitarlo, condizionarlo, restringerlo o interferire con lui, si può dedurre che è « potenzialmente » infinito in se stesso, e quindi ASSOLUTO.
Nessuna potenza potrebbe assoggettarlo,poiché nessun potere esiste al di fuori del Suo. 3) Se è vero, come è vero, che nulla vi è che possa operare dei cambiamenti, nulla in cui potrebbe cambiarsi o da cui essere cambiato, il TUTTO deve essere immutabile nella sua essenza più profonda; infatti non si può aumentarlo né diminuirlo o distruggerlo, e in nessun modo si può farlo divenire più piccolo o più grande di quel che non sia.
Esso è sempre stato e sempre rimarrà com’è , immutato nel tempo, e non è mai esistito un qualcosa che potesse alterarlo, né vi sarà mai. E, tenendo presente che il TUTTO è infinito, immutabile, assoluto ed eterno, tutto ciò che, al contrario, è instabile, finito, condizionato, non può essere il TUTTO; quindi, dato che nulla esiste al di fuori del TUTTO, ogni cosa finita è, in realtà, niente.
Questo discorso non deve spaventare né stupire; non è fatto per giungere, attraverso la Filosofia Corneliana, a un ideale Cristiano o d’altra religione; e, anche se a prima vista può apparire assurdo, c’è un certo nesso logico tra le cose sopra dette, senza dover ricorrere a dogmi. Se noi ci guardiamo intorno, possiamo vedere ovunque, la base fisica d’ogni forma; la «materia ». Attenzione però a non confondere questa « materia» col TUTTO, in quanto essa non può contenere vita o mente, che sono, infatti, prerogative dell’universo, quindi del TUTTO. Questo perché nulla può mostrarsi nell’effetto, che già non sia nella causa. E’ questo il motivo per cui, anche la scienza moderna, ci dimostra che in realtà la «materia» non esiste; non esiste cioè un termine di quel genere; ma piuttosto, potremmo dire, « energia» o « forza interrotta », cioè forza a grado di vibrazione ridotto. Dice un recente scrittore: « la materia si è volatilizzata nel mistero », teoria d’altronde adottata, ormai, anche dalla scienza materialistica, che riconosce, a sua base, l’energia. Allora il TUTTO non è altri che pura energia o forza? Anche questo è errato, almeno nel senso comune dell’interpretazione; poiché energia e forza, per i materialisti, sono forze cieche, meccaniche e prive di una qualsiasi guida mentale. E noi sappiamo che la vita e la mente, non possono essere il frutto di cieca energia. Ecco quindi spiegato perché il TUTTO non può essere solo energia pura, altrimenti non esisterebbero vita o mente, mentre noi siamo ben vivi e ci serviamo ottimamente della nostra mente per risolvere questo stesso problema; stesso discorso poi, per quelli che ritengono il TUTTO consistente in energia. Allora, si potrebbe concludere che, essendoci nell’universo di superiore alla materia o all’energia solo LA VITA e LA MENTE, in tutti i loro gradi, il TUTTO si risolve in esse. Ciò è vero, ma fino ad un certo punto; se s’intende per vita e mente, quel che noi, poveri mortali, conosciamo intorno ad esse, siamo fuori strada; qualora invece, si voglia considerare per mente, quel qualcosa così al disopra di ciò che si dice comunemente, come, ad esempio, la differenza esistente tra mente e forze meccaniche, allora potremo veramente dire che il TUTTO è la « Mente vivente »; esattamente quella MENTE VIVENTE INFINITA che gli illuminati chiamano, col massimo della riverenza. SPIRITO.
CAPITOLO QUINTO. L’UNIVERSO MENTALE
«L’universo è mentale; esso risiede nella mente del Tutto». Abbiamo detto che il TUTTO è SPIRITO; ma, in realtà, che è lo Spirito? E’ questa una domanda senza risposta, perché, identificandosi lo Spirito nel Tutto, per sua natura indefinibile, siamo in un circolo chiuso. Possiamo solo dire che lo Spirito è il nome che l’uomo dà alla sua più alta concezione della Mente vivente infinita. Esso vuoi dire «Essenza Reale», ed è del tutto superiore alla vita e alla mente, come noi le conosciamo. Poiché trascende la nostra è questo l’unico motivo per il quale siamo autorizzati a pensarlo come mente vivente infinita, pur riconoscendo di non poterlo comprendere appieno. Senza questa premessa, è impossibile procedere nell’argomento. Ora passiamo a considerare la natura dell’universo come Insieme e distinguendolo per parti. Già abbiamo osservato che nulla può esserci al di fuori del TUTTO. Né, però, l’universo può essere TUTTO, in quanto esso sembra consistere in molteplici parti e, in costante evolversi. La prima conclusione che ci verrebbe fatto di fare è che, se l’universo non è commensurabile al TUTTO, sarà quindi il nulla; ma con ciò non si può certo dire di aver risolto il problema, ma solo di averlo eluso, poiché noi abbiamo il senso dell’esistenza dell’universo. E se non è il nulla, né il Tutto, cos’è? Naturalmente, bisogna osservare che, se l’universo esiste o almeno sembra esistere, non può non provenire dal TUTTO, ed è quindi una sua creazione. Ma, conservando il principio che nulla può nascere dal nulla, cosa può aver creato il TUTTO? C’è, tra i filosofi, chi dice che il TUTTO ha creato l’universo da se stesso, cioè facendolo derivare dalla sua essenza, ma questa è una teoria in antitesi con il principio che ogni molecola dell’universo non sarebbe consapevole d’essere il TUTTO; quindi esso, non potrebbe perdere coscienza di se, né DIVENIRE una forza cieca o un essere vivente senza coscienza. C’è infine chi, nella consapevolezza della esistenza del TUTTO come «entità» e della realtà della natura umana, è giunto alla conclusione che uomo e TUTTO siano la stessa cosa, e quindi si ritengono specie di Dei novelli, causando il dileggio delle masse e la costernazione delle persone sensate. In confronto, la pretesa di un atomo di materia che dicesse: « io sono uomo», suonerebbe meno assurda. Ma torniamo al nostro problema; cos’è questo universo, se non si identifica col TUTTO, non è propriamente una sua creazione, né si è da lui separato? Cos’altro può essere, cosa può dunque averlo generato? Esaminiamo il dilemma più attentamente. Cominciamo col tenere a mente l’antico assioma ermetico della « corrispondenza »: « Quel che trovasi al di sopra è uguale a quel che è al di sotto». Proviamo a guardare le funzioni dei più alti piani basandoci su quel che avviene sul nostro. Innanzi tutto com‘è che l’uomo crea sul proprio piano? Vediamo subito che egli riesce a creare, formando qualcosa da materie esterne.
Tutto ciò non potrebbe essere, in quanto nessun materiale esiste esteriormente al TUTTO, con cui si possa creare. Inoltre, l’uomo riproduce la propria specie con un processo di generazione, che si può definire come moltiplicazione di se, grazie al trasferimento di una propria sostanza a quel che viene da lui generato. Tutto questo però, non può applicarsi al TUTTO, poiché, come sappiamo, esso non può sottrarre o trasferire una sua parte, né può moltiplicarla né tanto meno riprodurla. Assurdo in entrambi i casi: nel primo gli si toglierebbe qualcosa, nel secondo si addiverrebbe ad un’addizione. Ma non esiste forse un altro modo di creazione per l’uomo? Non ci è noto che egli può produrre mentalmente? Così facendo, il suo spirito raggiunge la creazione mentale, senza ricorrere alla riproduzione e senza usare materiali esterni. Per cui, in base al principio di corrispondenza, possiamo affermare che il TUTTO crea l’universo
MENTALMENTE mediante un processo analogo a quello usato dall’uomo per le immagini mentali. E’ questo il punto in cui i postulati della Ragione combaciano perfettamente coi dettami degli Illuminati, quali risultano dai loro insegnamenti scritti; quindi, gli insegnamenti dei Saggi, sono uguali a quelli di Ermete. Non possiamo dunque, razionalmente giungere ad una conclusione diversa da questa: che il TUTTO non può creare che mentalmente, cioè, senza impiego di alcun materiale, o mediante riproduzione. Il processo usato dal TUTTO nella creazione degli universi è in fondo simile a quello con cui, mentalmente, ci creiamo un nuovo mondo. La differenza è che, mentre il nostro è una creazione di una mente finita, l’altro è di una mente infinita, superiore, e se sono quindi simili nella specie, differiscono infinitamente per grado. Importantissimo è tener presente che:
L’UNIVERSO, E TUTTO CIO’ CHE CONTIENE, ALTRI NON E’ SE NON UNA CREAZIONE MENTALE DEL TUTTO, POICHE’ IN VERITA’, TUTTO E’ MENTE!
« Nella sua mente infinita, il TUTTO crea moltissimi universi, che esistono per tempi diversi, nell’ordine dei millenni. Ma, per il TUTTO, creazione, sviluppo, regresso e morte di un miliardo di universi, non ha durata maggiore dell’aprirsi e chiudersi di un occhio». « La mente infinita del TUTTO è la fattrice degli universi ». Come già abbiamo avuto occasione di osservare, il principio del Genere pur manifestandosi su tutti i piani di esistenza, mentale, spirituale e materiale, non va confuso col SESSO che è soltanto una manifestazione materiale del Genere.
Per «Genere » si deve quindi intendere, « relativo a generazione o a creazione ». Perciò, ovunque avvenga una creazione o generazione, questo principio non può non manifestarsi. Ciò è applicabile anche alla creazione di universi.
Non si deve, però, concludere che noi insegniamo che c’è un Creatore o Dio, maschio e femmina. Tale teoria non è che una deformazione degli antichi insegnamenti sull’argomento; la verità è che il TUTTO in se stesso, è al di sopra di ogni legge, quindi di quella del tempo, dello spazio e anche di quella del Genere. Esso è la legge da cui derivano tutte le altre e non può essere soggetta ad alcuna di esse. Bisogna dire invece, che, quando il TUTTO si manifesta sul piano della generazione o creazione, opera secondo questo principio, in quanto si muove su un piano d’essere più basso. Ne consegue quindi, che esso manifesta il principio del Genere nei suoi aspetti: maschile e femminile. Il tutto avviene naturalmente sul piano mentale. Forse questa è una teoria che può sembrare strabiliante a chi ne sente parlare per la prima volta mentre in realtà, essa viene comunemente accettata nei pensieri di ogni giorno. Non si parla, forse, giornalmente della paternità e della maturità di Dio, come pure della Natura Madre universale? Così dicendo, si riconosce per valido il Principio del Genere nell’universo. Va peraltro notato che, il principio del Genere, non implica una vera e propria dualità: il TUTTO è uno solo, pur se si manifesta sotto i due aspetti. Il principio maschile che il TUTTO manifesta, rimane in un certo senso, separato dall’effettiva creazione mentale dell’universo. La sua volontà viene proiettata verso il principio femminino o natura, e soltanto da questo ha inizio il vero lavoro di evoluzione dell’universo che, dai più semplici « centri di attività » giunge all’uomo e poi ad entità sempre più alte, sempre rispettando le leggi fisse e improrogabili della natura. Volendoci attenere alla vecchia forma di pensiero, si può dire che il principio maschile si realizza in Dio Padre, quello femminile, nella Natura, madre universale, da cui tutte le cose furono generate. E’ questa più che un’immagine metaforica; si tratta dell’effettivo processo creativo dell’universo.
Ciò non toglie che bisogna sempre tener presente che il TUTTO non è che UNO e che l’universo esiste, come creazione, nella sua mente infinita. Per avere un’idea più esatta sulla veridicità di questa legge, basterà che applichiate il principio della corrispondenza a voi stessi, alla vostra mente. Ognuno di noi sa molto bene che quella parte che chiamiamo «lo », è in noi quasi separata e assiste, in un certo senso, alla creazione di immagini mentali. Dall’io possiamo distinguere il « me »; cioè quella parte della mente in cui si compie la creazione. L’io quindi, agisce come supervisore, esaminando i pensieri e le immagini del « me ». Se terremo a mente che, « come al di sopra, così è al di sotto », potremo usare i fenomeni di un piano per spiegare i misteri dei piani superiori o inferiori. Quella specie di venerazione istintiva che abbiamo per il TUTTO, viene generalmente chiamata « religione », così come la riverenza per la MENTE MADRE si manifesta in pieno, quando osserviamo le meravigliose opere della natura; è questo un sentimento che ha le sue radici nella parte più riposta del nostro intimo; poiché ci deriva proprio dalla mente madre, dalla quale siamo attratti come il bimbo che si stringe al seno della mamma. Ma non bisogna lasciarsi ingannare dalla supposizione che questo piccolo mondo in cui viviamo, e che non è che un granello di polvere sperduto nello spazio, sia l’immenso Universo! Nella mente infinita del TUTTO risiedono miliardi di universi e di mondi anche più grandi del nostro. Nello stesso nostro minuscolo sistema solare, vi sono piani di vita assai più alti del nostro, ed esseri, al cui confronto, non siamo che deboli forme di vita terrestri. Esseri con poteri superiori a quelli che l’uomo ha sognato essere attributi degli Dei, veramente inimmaginabili. Eppure, anche questi esseri, un tempo erano simili agli umani, se non ad un livello anche più basso; allo stesso modo, un giorno, saremo come e più in alto di loro; questo, dicono gli illuminati, è il destino umano, poiché la morte non ha nulla di reale, è solo nascita a nuova vita, elevazione sempre più rapida a piani vitali sempre più alti, nel l’immensità del tempo. Poiché l’universo è la nostra ultima dimora, prima che il tempo abbia fine, lo percorreremo interamente. Le nostre possibilità, proiettate nel futuro, sono immense, dato che abitiamo nell’infinita mente del TUTTO, che ci rende infiniti nel tempo e nello spazio. Quando poi il TUTTO, finito il ciclo di eoni, deciderà di riportare a se tutte le sue creazioni, raggiungeremo il massimo dell’elevazione, saremo una cosa sola col TUTTO, avremo in mano la Verità. Coloro che, più Illuminati, sono assai avanti nel sentiero, questo ci dicono. In attesa di ciò, dobbiamo vivere sereni, perché protetti dall’immensa potenza della MENTE, Madre e Padre.« Entro la Mente Madre-Padre, i mortali sono al sicuro ».« Nell’universo nessuno è senza padre e senza madre »
CAPITOLO SESTO. IL DIVINO PARADOSSO
«I mezzi-saggi che, riconoscendo la parte di irreale che è nell’universo, credono di poterne infrangere le leggi, sono in realtà, soltanto degli sciocchi, che, per la loro pazzia, finiranno con lo spaccarsi la testa sulle rocce, vinti dagli elementi. I veri saggi, invece, che sanno quale è la natura dell’universo, usano la Legge contro le leggi, ciò che è più elevato contro quel che è più in basso; e riescono a tramutare l’indegno in degno con l’alchimia mentale. E’ per tutto ciò, che essi sono dei vincitori. Le conoscenze più alte non consistono in strani sogni, assurde visioni o immagini fantastiche; ma nel sapersi servire delle energie più alte contro le più basse, sottraendosi alle sensazioni dolorose dei piani più bassi, con opportune vibrazioni sui più alti. La grande arma dei Maestri è la trasmutazione, non la vana negazione! Quando il TUTTO dà inizio alle sue creazioni, assieme al principio di polarità, si manifesta inequivocabilmente il paradosso dell’universo. Esser consapevoli di ciò, significa oltrepassare la linea che separa i mezzi-saggi dai saggi.
Se per il TUTTO, l’universo con le sue leggi, fenomeni, vita e potenza appare nello stato di sogno, di meditazione, per noi esseri finiti, fa parte della realtà, e ugual sorte hanno la vita, l’azione, il pensiero. Il tutto pur nella consapevolezza della sua natura immaginaria, mentale. Ad ogni piano le sue leggi.
Male sarebbe per l’universo se il TUTTO lo considerasse reale! Cesserebbe il continuo tenere verso l’alto, il divino, e l’universo diverrebbe un qualcosa di immobile, statico, privo di progresso. Chi si ostina a voler pensare all’universo come a qualcosa di irreale, finisce per farlo divenire veramente tale, cosicché prende a vivere come un sonnambulo, girando sempre in tondo, per ritrovarsi al punto di partenza; finché svegliatosi, si ritrova contuso e sanguinante per aver cozzato con quelle leggi di natura che si è ostinato a ignorare. Rivolgete pure i vostri occhi alle stelle, ma non scordate di guardare dove mettete i piedi, potreste scivolare nel fango! Tenete a mente il « divino paradosso », per cui l’universo, mentre NON E’, E’ tuttavia. Ricordate anche i due poli della verità, assouto e relativo, non lasciatevi convincere dalle mezze verità. Questa legge del paradosso ermetico, non è altri che uno degli aspetti del principio di polarità, in riferimento al quale molte pagine sono state scritte dagli ermetici, nella trattazione dei problemi di vita ed essere. I maestri, infatti, ricordano frequentemente ai loro discepoli, di non lasciarsi tentare dall’errore di omettere, in ogni problema, « l’altra parte», e in particolar modo raccomandano molta attenzione coi problemi riguardanti l’assoluto e il relativo, il punto debole di ogni filosofo, che portano a pensare ad agire quasi si fosse privi del più elementare «senso comune ». Da parte nostra, raccomandiamo a tutti gli interessati di scienze occulte la massima cautela per quel che concerne la comprensione del divino paradosso», onde non restino imbrigliati nella rete delle mezze verità. E’ al raggiungimento di questo scopo che verte particolarmente questa lezione, per cui tenetene il debito conto. Chi si rende conto che l’universo non è che una creazione mentale del TUTTO, per prima cosa pensa che esso e tutto ciò che contiene non è che un’illusione, un’irrealtà, qualcosa contro cui tutti i suoi istinti si ribellano. Ma questa, come ogni altra grande verità, deve essere guardata sotto la luce sia del punto di vista assoluto, che di quello relativo. Sotto il primo, si presenta dunque, come illusorio, innaturale e fantasmagorico rispetto al TUTTO in se.
Riconosciamo però questa validità anche al secondo, in quanto parliamo del mondo come di quel « complesso di cose » che muta continuamente, nasce e muore, poiché l’idea di mobilità, di finitezza, di non-sostanzialità, è sempre unita a quella di una creazione; anche qualora questa sia in antitesi con l’idea del TUTTO, senza con ciò pregiudicare le nostre convinzioni sulla natura di ambedue. Tutti sono d’accordo su questo: il teologo, il metafisico, lo scienziato, il filosofo, e la stessa teoria è presente in ogni forma di pensiero filosofico o religioso, come anche nei postulati delle scuole di metafisica e di teologia.
Per cui, sebbene il modo in cui il soggetto è mostrato ai lettori, sia, seguendo gli insegnamenti ermetici, assai più strano e impressionante, predicando la nonsostanzialità dell’universo, pure, esso non differisce molto, nella sua essenza, da termini a voi molto più familiari. Per ogni corrente intellettuale o filosofica, quel che ha un inizio e un termine, non può non sembrare irreale, immaginario, data la sua finitezza; quindi, lo stesso ragionamento è applicabile anche all’universo. Per cui, basandoci sulla visione assolutistica, niente è reale tranne il TUTTO; senza con ciò pregiudicare il modo o la terminologia con i quali ci si può accostare all’argomento. Da ciò, che l’universo sia o meno di materia, limitato nella sua durata o essenziale, esso è sempre un qualcosa formato da tempo, spazio, e in incessante modificarsi. Prima di concepire un’idea sulla natura men tale dell’universo, è necessario tener conto di questo fatto, valido anche per ogni altra concezione. Ricordiamoci però, che esiste anche il rovescio della medaglia, dato dal punto di vista relativo. Se la definizione della « verità in assoluto » è: « cose come le conosce la mente di Dio », quella relativa sarà: « cose come sono viste e intese dall’uomo nelle sue più alte accezioni ». Quindi, l’universo è per il TUTTO irreale, frutto di sogno o di meditazione, mentre per le menti finite, che fanno parte di questo stesso universo, esso può non essere, in quanto visto da menti e poteri mortali, qualcosa di più che reale. Pur mantenendo come valida la visione assolutistica, bisogna ricordare che noi non siamo il TUTTO e che quindi non dobbiamo erroneamente ignorare o negare i fenomeni dell’universo, come si presentano alle nostre menti umane. Ad esempio, ben sappiamo qual’é, ai nostri sensi, la sensazione di « esistenza » della materia, e assai imbarazzante sarebbe affermare il contrario. Tutto questo, anche se sappiamo che, scientificamente, non esiste quel qualcosa che chiamiamo con tanta sicurezza, «materia». In realtà, diamo questo nome ad un aggregato di atomi, i quali, a loro volta, non sono che l’unione di ioni ed elettroni, cioè di unità di energia che vibrano in costante movimento circolare. Malgrado ciò, se noi diamo un calcio ad una pietra, ne sentiamo la resistenza come fosse una materia fissa, questo perché il piede è come la materia costituito di elettroni, e quindi sente l’urto della massa e lo trasmette ai centri nervosi, cosicché questa sensazione materiale raggiunge il cervello. D’altra parte è proprio grazie alla nostra mente che possiamo avere nozione del piede o della pietra. Lo stesso processo avviene al pittore o allo scultore, quando tenta di riprodurre sulla tela o nel marmo quell’immagine ideale che, a lui, sembra reale. Analogamente avviene per i personaggi creati dalla mente dell’autore drammatico, quando cerca di esprimerli in modo che possano essere sentiti anche da gli altri. Ma se questa sensazione di realtà è così forte nelle nostre menti finite, immaginiamo come deve essere infinitamente più potente per quel che concerne le immagini mentali create nella mente dell’infinito!
Per noi mortali il nostro universo mentale è l’unica realtà di cui abbiamo nozione, malgrado andiamo sempre più in alto, innalzandoci da piano a piano.
Conoscerlo attraverso l’esperienza, significherebbe essere il TUTTO.
Naturalmente, più andiamo avanti sulla scala, più ci avviciniamo alla Mente Infinita, mentre ci diviene sempre più evidente la natura illusoria delle cose; nonostante ciò; ne rimarrà una pur minima traccia, finché il TUTTO non sarà giunto ad Incorporarci. Evitiamo di soffermarci troppo sull’evidenza dell’illusione, ma riconosciamo invece per vera la natura dell’universo
e le sue leggi mentali, che dobbiamo adoperare per ricavare gli effetti migliori nella nostra ascensione onde passare più rapidamente ai piani supremi dell’Essere. Non perché questo ha una natura mentale, vengono meno le leggi dell’universo, poiché tutto, tranne il TUTTO, è soggetto ad esse. Quel che si trova nella «MENTE INFINITA DEL TUTTO » è « reale » proporzionatamente alla realtà propria della sua natura. Dato ciò, non bisogna mai essere insicuri o avere paura, poiché il TUTTO CI CONTIENE NELLA SUA MENTE INFINITA, e da nessuna cosa abbiamo da temere perché nulla ci può essere dannoso; niente e nessuno tranne il TUTTO ci può toccare. Questa deve, come abbiamo detto, essere la nostra sicurezza, sempre che si sia compreso quanto sopra indicato; la capacità di lasciarsi cullare dall’oceano della Mente Infinita, di addormentarsi con ogni conforto, nella Culla del Profondo. Ricordiamo che nel «TUTTO VIVIAMO, AGIAMO ED ABBIAMO LA NOSTRA ESSENZA». Non perché
sappiamo che essa è costituita da aggregati di elettroni e di energia in movimento rotatorio che vibrano incessantemente nelle formazioni atomiche, consideriamo la materia meno «materia, »! Così gli atomi, nella loro vibrazione, danno luogo alle molecole, che a loro volta formano strati di materie più grandi. Ma anche se ci rendiamo conto, grazie ai dettami ermetici, che le unità di elettroni costituenti le «forze », non sono altro che una manifestazione mentale del TUTTO, la materia continua ad avere per noi, le antiche caratteristiche. Ma, come fa gran parte dei maestri di Chiesa di Cornelio, pur riconoscendo sul loro piano i fenomeni materiali, vi riesce a controllare la materia con l’applicazione di energie di specie più elevata. Negare la esistenza della materia, nell’aspetto relativo, sarebbe pura follia. Si può non riconoscere il suo dominio su di noi, ed è giusto che sia così, ma non si può ignorarlo, nel suo aspetto relativo, almeno fin ché sostiamo sul suo piano. Allo stesso modo, il sapere che le leggi di natura sono semplicissime creazioni mentali, non toglie nulla alla loro costanza o alla loro efficienza. Il loro effetto si manifesta su diversi piani. Noi impariamo a servirci delle leggi più basse, applicando quelle più alte; né abbiamo altro mezzo per ottenere lo stesso effetto; però non possiamo sfuggire definitivamente alla legge o superarla completamente. Solo il TUTTO può farlo, perché il TUTTO è la LEGGE suprema da cui derivano le altre.
I maestri di grado superiore hanno tutti quei poteri che noi, normalmente, riteniamo essere attributi esclusivi degli Dei, come ci sono, nella scala di valori potenziali della gerarchia della vita, esseri la cui potenza è superiore a quella dei più grandi maestri fra gli uomini, il cui potere è inconcepibile ai mortali; eppure, anche il più grande fra essi, deve sottostare alla Legge ed essere un « nulla » di fronte al TUTTO. Se quindi, anche questi esseri supremi con poteri superiori a quelli immaginati dagli uomini per i loro dei, devono sottostare alla « grande legge », consideriamo un attimo quanto sia presuntuoso l’uomo, quando osa considerare la natura con le sue leggi, come irreale, essendo il solo in grado di dire che le leggi sono di natura mentale e quindi solo delle creazioni del TUTTO. Ma queste leggi, che secondo i voleri dei TUTTO, sono leggi che «governano», non possono essere trascurate, né sfidate; finché esisterà l’universo, esse dureranno, poiché è grazie ad esse che l’universo esiste ed ha un riscontro, un’aderenza, in ogni sua parte. Il principio ermetico del mentalismo non muta la vita, l’evoluzione, le leggi scientifiche dell’universo, pur spiegandone la sua vera natura. La scienza stessa prende molto dagli insegnamenti ermetici. Da essi si può solo dedurre che la natura dell’universo è mentale, mentre la scienza d’oggi ci dice che essa è materiale, o meglio « energia ». L’Chiesa di Cornelio può benissimo affiancarsi a Spencer nel dire che c’è « un’energia eterna ed infinita da cui derivano tutte le cose ». In effetti, gli ermetici riconoscono in Spencer e nella sua filosofia, l’espressione più alta e completa che l’umanità abbia mai posseduto delle leggi e dei processi naturali; anzi ritengono che il grande filosofo non sia altri che la reincarnazione di un filosofo antico, vissuto in Egitto migliaia d’anni or sono e che si è poi reincarnato nel filosofo greco Eraclito, vissuto intorno al 500 a.C. Il suo postulato dell’« energia eterna ed infinita » viene da esso visto sullo stesso filo dei dettami ermetici, cui aggiungono la loro dottrina particolare, per cui l’energia nominata da Spencer, è « l’energia della mente del «TUTTO». Servendosi della filosofia Corneliana, chi si interessa di Spencer, potrà afferrare molte delle sue più care concezioni filosofiche, che rispecchiano inequivocabilmente i risultati della profondità della sua preparazione, resa possibile dalle sue precedenti incarnazioni. Infatti le sue teorie sull’evoluzione e il ritmo, sono quasi in completo accordo con gli insegnamenti ermetici sullo stesso principio. Per cui allo studioso ermetico non è chiesto di negare alcuna delle sue visioni scientifiche sull’universo e la sua natura. Gli è solo chiesto di ricordare il principio fondamentale: «TUTTO E’ MENTE», «L’UNIVERSO E’ MENTALE ». I rimanenti sei principi, combaceranno perfettamente con le sue cognizioni scientifiche, ed anzi, serviranno a rendere più chiari alcuni concetti oscuri. Tutto questo non ci deve rendere perplessi, basterà notare che la filosofia greca, su cui ha le sue basi ogni teoria scientifica moderna, molto derivò dall’antica filosofia Corneliana.
L’unico grande punto di contrasto tra la scienza odierna e il pensiero ermetico, è l’accettazione del primo principio; per il resto, la scienza avanza gradatamente verso i postulati ermetici nel suo procedere attraverso tentativi, dall’oscurità in cui si trova, alla ricerca della verità. Tutta questa lezione verte ad imprimere, nella mente del lettore, il concetto che l’universo, le sue leggi ed i suoi fenomeni, sono e debbono essere per l’uomo, tanto reali, sotto ogni riguardo, quanto lo sono secondo il materialismo i fautori dell’energetismo. Pur lasciando adito a qualsiasi ipotesi, non bisogna dimenticare che I’universo, visto esternamente, è mutabile, soggetto a flussi continui e del tutto transitorio, vale a dire, nonsostanziale ed irreale.
Però, col tener conto dell’altra faccia della realtà e conservando le stesse ipotesi, siamo obbligati a VIVERE ed AGIRE come se, quel che sappiamo essere transitorio, fosse invece reale e sostanziale; ma con una differenza: nelle antiche credenze, il potere mentale era del tutto ignorato come forza naturale, ora, grazie al mentalismo, viene considerato la più grande forza naturale.
Quest’unica differenza, per quelli che ne comprendono la portata, le leggi che ne conseguono, e la sua applicazione pratica, comporta tutto un ridimensionamento della vita stessa. Così, quasi tutti gli studiosi riescono a comprendere i vantaggi del mentalismo ed imparano a conoscere e a rendersi padroni delle leggi che ne conseguono. Ma bisogna guardarsi dalla tentazione, che, come ammonisce il « Il credo della chiesa di Cornelio », opprime il mezzo-saggio, il quale, quasi ipnotizzato dall’apparente evanescenza delle cose, si muove come un sonnambulo in un mondo di sogni, inconsapevole ed ignaro della vita vissuta, e alla fine, « costretto dagli elementi ad infrangersi contro le rocce a causa della sua follia ».Giusto sarebbe invece, seguire l’esempio dei saggi, che, come dice il « Il credo della chiesa di Cornelio », si servono della legge contro le leggi, di ciò che è più in alto contro ciò che è più in basso, e grazie all’alchimia, tramutano « quel che è indegno in degno e desiderabile, e giungono così al vero trionfo ». Evitiamo quindi la mezza saggezza, (che equivale a follia) che non fa rendere conto che, la più alta saggezza, non consiste di sogni abnormi, visioni fantastiche, strani sistemi di vita; bensì d’impiego delle più alte energie contro le infime, «sottraendosi così ai dolori dei piani più bassi, con vibrazioni su quelli più alti ». Non dimentichiamo che «la trasmutazione è l’arma del maestro, non sciocca negazione ». Quanto abbiamo sopra detto è stato preso dal Il credo della chiesa di Cornelio, quindi deve essere ben ponderato. Quello in cui viviamo, non è un mondo di sogni, bensì un universo che, pur essendo relativo, è per noi e la nostra vita, una realtà. Nostro dovere, nell’universo, non è negarne ma VIVERE l’esistenza, nell’osservanza e nell’uso delle sue leggi per salire a piani più elevati, nel vivere adoperandosi quanto più
è possibile, senza tralasciare le circostanze che si presentano ogni giorno, per assurgere alle mete più alte.
A noi uomini di questo piano, non è dato di conoscere il vero significato della vita, anche se c’è qualche eccezione; ma le voci di maggior autorità, come pure il nostro intuito, almeno fino ad un certo punto, (in conformità ai nostri migliori istinti e alla armonia dell’universo), ci insegnano a vivere secondo questi dettami, malgrado i tanti ostacoli che, sempre più numerosi, si frappongono sul nostro cammino. Tutti siamo sul sentiero, e tendiamo inesorabilmente verso l’alto, anche se a volte abbiamo bisogno di fermarci a riposare. Ricordare il messaggio del « Il credo della chiesa di Cornelio ».
CAPITOLO SETTIMO IN TUTTO IL TUTTO
Allo stesso modo che tutto è nel TUTTO> il TUTTO è in tutto. Chi ben afferra questa verità, ha in se un grande sapere. Ogni popolo della Terra, si è spesso sentito ripetere che la sua deità (che prende diverse denominazioni, seguendo i vari usi), era il « TUTTO nel TUTTO». Pochi hanno saputo leggere l’intima verità nascosta dietro queste semplici parole, pronunciate candidamente!Questa comune espressione è infatti, un rifacimento dell’antico idioma ermetico. Come dice il Il credo della chiesa di Cornelio, « Colui che ben afferra questa verità, possiede un grande sapere». Poiché è così, cerchiamo questa verità, il cui intendimento è di vitale importanza. In questo concetto ermetico, è racchiusa una delle più grandi verità filosofiche, scientifiche, e religiose. Fino ad ora, abbiamo esposto ciò che dice l’Chiesa di Cornelio, sulla natura mentale dell’universo,insegnamento che è nella mente infinita del TUTTO. Notiamo ora, che, oltre al detto « Tutto è nel TUTTO », esiste l’altro, apparentemente opposto: IL TUTTO è in tutto ». Questa contraddizione è però conciliabile grazie alla «legge del paradosso»; inoltre è l’esatto postulato ermetico riguardante le relazioni che intercorrono tra il TUTTO e il suo universo mentale. Passiamo ora ad esaminare l’altro aspetto del soggetto. Secondo gli ermetici, il TUTTO è immanente al suo universo, quindi è presente in ogni particella, anche nella più minuscola combinazione dell’universo stesso. Questa regola viene generalmente unita dai maestri al principio di corrispondenza ». Diciamo che il maestro istruisce il discepolo, intendendo che questi raggiunge la sua formazione con un’immagine mentale di qualcosa, sia essa una persona, un’idea; un « quid » in poche parole. Proprio come il drammaturgo cresce in se un’idea dei suoi personaggi, o il pittore, che crea dentro di se quella figura ideale che poi cercherà di esternare con la sua arte. Comunque sia, lo studioso noterà che, se l’immagine possiede esistenza e vitalità solo nella sua mente, egli, quale autore, studioso, pittore ecc. è tuttavia, per un certo verso, immanente ad essa. Ovvero, vita, spirito, sensazione di « reale » dell’immagine mentale, sono frutto della mente immanente del pensatore. Cercate di comprendere a fondo questa teoria, poiché è molto importante.
Per esempio, noi potremmo dire che Otello, Iago, Amleto e Riccardo III, quando vennero alla luce come personaggi, esistevano solo nella mente dell’autore, Shakespeare, il quale, a sua volta, esisteva in ognuno di essi, in quanto dava loro vita, spirito e capacità d’agire. Così, lo spirito di personaggi quali Micawber, Oliver Twist, Uriah Heep, è di Dickens, oppure ognuno di loro ha un proprio spirito, del tutto indipendente da chi li ha creati? E la Venere dei Medici, la Madonna della Cappella Sistina, l’Apollo di Belvedere, hanno una loro personalità individuale, o non sono piuttosto la rappresentazione del potere mentale dei loro creatori? Secondo la legge del «Paradosso » entrambe le ipotesi sono vere, se osservate dal relativo punto di vista. Pur se Micawber è tanto se stesso quanto Dickens, non si può dire che Dickens si identifichi con lui, ma si può dire senz’altro affermare che Micawber è Dickens. Egli potrebbe infatti dire: « Lo spirito del mio creatore è in me, pur tuttavia, io non sono lui ». Quant’è diverso tutto questo dalla sciocca saccenza di certi mezzi-saggi, che proclamano ai quattro venti: « Io sono Dio! ». Proviamo ad immaginare il nostro Micawber o il meschino Uriah Heep che urlano: «Io sono Dickens! »; o anche qualche stolto personaggio di una commedia di Shakespeare che annunzia a gran voce: « Io sono Shakespeare! ». Se pure il TUTTO è nel verme della terra, siamo ben lungi dall’affermare che un verme sia il TUTTO; Nonostante ciò, la splendida realtà che, malgrado il verme esista comprenderà immediatamente che, quanto finora detto, è per forza di cose, imperfetto ed inadeguato, rappresentando una creazione mentale di menti finite, mentre l’universo è la splendida creazione di una mente infinita. Essi sono diametralmente opposti. Tuttavia è questa soltanto una questione di grado; ovunque opera lo stesso principio; la Corrispondenza è sempre presente: « com’è al di sopra, così è al di sotto, com’è al di sotto, così è al di sopra ». Così l’uomo, salirà la scala spirituale, della vita proporzionalmente al riconoscimento dello spirito immanente nel suo essere. E’ questo lo sviluppo spirituale fatto di constatazione e realizzazione dello spirito in noi.
La verità della vera «religione » è racchiusa questa definizione dello sviluppo spirituale. Molti sono i piani d’essere, i sotto-piani di vita, i gradi di esistenza nell’universo. Ma tutti dipendono dal progredire degli esseri sulla scala, di cui il punto più basso è dato dalla materia più rozza, mentre tra lo SPIRITO DEL TUTTO e l’essere più elevato esiste solo una debolissima divisione. Sulla scala della vita ogni cosa è in movimento, tutti sono su quel Sentiero, chiamato il TUTTO; ogni progresso, diviene ritorno, quali che siano le apparenze, tutto si innalza e procede in avanti: questo è il messaggio lasciato dagli illuminati. Seguendo gli insegnamenti ermetici sulla creazione mentale dell’universo, possiamo sapere che, all’inizio del ciclo creativo, il TUTTO nella sua parte di « Essere » emette la sua volontà verso il suo aspetto di divenire, iniziando così il processo di creazione.
Il processo, come ci viene insegnato, è determinato dall’abbassarsi della vibrazione fino al suo più basso grado, ove si manifesta la più rozza forma di « materia ». E’ questo lo stadio di involuzione, cioè quello in cui il TUTTO si avvolge nella sua creazione. Detto processo, secondo gli ermetisti, sembra corrispondere al processo mentale di un artista, inventore o scrittore, che si immerge talmente nella sua creazione mentale, da dimenticarsi quasi completamente della sua esistenza, e, per questo periodo, si può dire che « egli viva nella sua creazione ». Qualora invece di « involuto » volessimo adoperare la parola « avvolto » potremmo ottenere una idea più chiara; di quello che intendiamo. Tale stadio involontario di creazione, viene a volte denominato «distribuzione» di energia divina, allo stesso modo in cui, per lo stadio evolutivo, si usa il termine « attingere ». L’estremità del processo creativo è senza dubbio la più distante dal TUTTO, mentre si usa considerare principio dello stadio evolutivo, l’inizio dell’oscillazione retrocedente del pendolo del « ritmo »; nozione questa, convalidata da ogni ermetista. Così, ci viene detto, che, nel « processo di distribuzione », le vibrazioni si fanno sempre più rarefatte, finché cessa lo stimolo, ed inizia il moto inverso. Il tutto però, con una differenza: nella distribuzione, le forze creatrici si manifestano come un insieme compatto; mentre partendo dallo stadio evolutivo s’inizia la « legge di individuazione », ovvero la tendenza a distribuirsi in diverse unità di forza. Così, quel che si è andato separando dal TUTTO come energia non individuata, torna alla fonte come insieme di unità di vita assai sviluppate, le quali si sono innalzate lungo la scala, attraverso l’evoluzione fisica, mentale e spirituale. Il processo di creazione mentale dell’universo nella mente del TUTTO, è descritto dagli antichi ermetisti come « meditazione »; come pure fanno grande uso del termine «contemplazione». Tale idea può essere chiarita maggiormente con l’espressione di «divina attenzione »; intendendosi per attenzione, secondo la sua origine latina, parola indicante il «porgersi mediante distensione», quindi, un protendersi dell’energia mentale. Grazie agli insegnamenti ermetici sul processo evolutivo, si può derivare che il TUTTO, una volta stabiliti i fondamenti e i limiti materiali dell’universo, e dato ad esso esistenza con un ordine mentale, tralascia a poco a poco la sua meditazione, dando così inizio al processo evolutivo sui piani materiale, mentale, e spirituale. Ha luogo così, un moto verso l’alto, mentre volge nella direzione dello spirito. Così la materia si rende meno rozza; le unità si elevano verso l’essere; si formano i primi agglomerati, inizia la vita che si manifesta in forme sempre più alte; la mente si evidenzia maggiormente; il ritmo vibratorio diventa sempre più alto. Per riassumere, il processo evolutivo inizia e procede, in ogni sua fase, secondo leggi ben precise, stabilite dal processo di « attingere l’energia mentale ».
Per raggiungere ciò, sono necessari millenni del tempo umano, ognuno d’essi consistendo di innumerevoli milioni di anni; ciò nonostante, da parte di illuminati ci viene detto che la creazione di un universo, nella sua interezza, cioè, l’involuzione, non è altro, per il TUTTO, che «l’aprirsi e chiudersi di un occhio ». Terminati molti cicli di secoli, il TUTTO distoglie la sua attenzione dall’universo, dato che la sua Grande Opera è terminata, ed ogni cosa si ritiene nel TUTTO da cui è emersa. Malgrado ciò, ed è questo il Grande Mistero; lo spirito di ogni anima non si distrugge, ma si protende all’infinito. Questo immedesimarsi e distogliersi dalla « meditazione » da parte del TUTTO, rappresenta, naturalmente, soltanto un tentativo dei Maestri di descrizione del processo infinito con un esempio finito. Ciò nonostante, « tutto è al di sotto com’è al di sopra». La differenza è solo di grado. E come il TUTTO si ritrae dalla sua meditazione sull’universo, così l’uomo, attraverso il tempo, cessa di manifestarsi su un piano materiale e si ritrae sempre maggiormente nei meandri dello Spirito, dell’Ego divino. Abbiamo ancora qualcosa da dire, anche se ciò equivale ad un’invasione del campo metafisico, ma è nostro unico proposito mostrare l’inutilità di tale speculazione. Ci riferiamo al problema che si pone inevitabilmente ad ogni pensatore che si dedichi alla ricerca della verità.
Ecco il problema: perché il TUTTO crea degli universi? Molte sono le forme in cui può essere posto, ma possono essere tutte ricondotte a quella sopra indicata. Di risposta valida ancora non ce n’è nessuna; c’è chi ha immaginato che il TUTTO avesse, creando, qualche guadagno, ma ciò è assurdo, perché il TUTTO possiede già ogni cosa. Altri hanno detto che il TUTTO potrebbe cercare qualcosa degno del suo amore, altri che lo facesse per divertimento o perché stanco della solitudine. Altri ancora per dar prova del suo potere. Ma si tratta sempre di spiegazioni futili di menti infantili. C’è chi tenta di spiegare l’arcano col dire che il TUTTO fosse forse costretto a creare, per uno stimolo della propria natura. Questa potrebbe essere una spiegazione attendibile, ma non regge per l’idea che il TUTTO possa essere «obbligato » a fare qualcosa. Se la sua natura più intima o il suo istinto creativo, lo costringessero a fare qualcosa, l’attributo di Assoluto passerebbe ad essi in luogo del TUTTO, il che non è possibile. Comunque sia, il TUTTO crea e si manifesta come se provasse una sorta di soddisfazione nel far ciò. Né è facile sottrarsi alla conclusione che possa esistere ad un grado infinito, quel che al nostro livello corrisponderebbe ad un istinto creativo ugualmente infinito. Esso non agirebbe se non volendolo, non potrebbe voler agire se non fosse suo desiderio far ciò; né potrebbe desiderare di agire se non ne ottenesse una soddisfazione. Tutte queste cose, facenti parte di una natura interna, potrebbero essere attribuite al TUTTO secondo la legge di corrispondenza. Noi, però, preferiamo immaginare il TUTTO come scevro da qualsiasi imposizione, esterna od interna. Ecco quindi la difficoltà che è alla base del problema.
Più precisamente; è difficile affermare che possa esistere una ragione che determini il TUTTO ad agire; dato che, per ogni ragione, deve esistere una causa, e il TUTTO è al di sopra di qualsiasi causa o effetto. tranne quando non voglia diventare, per una volontà, causa. E’ quello il momento in cui il principio si mette in moto. Vale la stessa regola che si ha per l’inconoscibilità del TUTTO: come affermiamo che il TUTTO « E’ » semplicemente, così dobbiamo dire che « AGISCE PERCHE’ AGISCE ». Quindi, per concludere, il TUTTO è tutta Ragione,
Legge, Azione, in se stesso, o anche: il TUTTO è la sua propria Ragione, Legge, Azione; oppure che è tutt’uno con queste tre cose, trattandosi di diversi nomi per la stessa cosa. Secondo gli illuminati, la risposta è racchiusa nel PIU’’ INTIMO SE’ DEL TUTTO, assieme al segreto dell’essere. Da ciò si può dedurre che il principio di corrispondenza conserva la sua validità, solo per l’aspetto del
DIVENIRE del TUTTO; quando si giunge a quello dell’« ESSERE » tutte le
LEGGI vengono assorbite dalla LEGGE ed i principi si perdono nell’Unico Principio. Ogni metafisica al riguardo è inutile, perché il TUTTO, il PRINCIPIO e l’ESSERE sono IDENTICI, formano un TUTT’UNO indistinto, noi ne parliamo solo per mettere l’accento sul problema,e sull’inadeguatezza delle risposte che, ordinariamente, vengono date da teologi e metafisici.
Interessante è notare che, se alcuni tra vecchi e nuovi ermetici, hanno tentato di applicare il principio di corrispondenza, ERMETE il Grande, invece, richiesto sull’argomento dai suoi discepoli, pare abbia risposto SERRANDO LE LABBRA, senza proferire verbo, il che indica che NON C’E’ RISPOSTA. Forse, però, egli potrebbe aver voluto indicare l’assioma della sua filosofia: « le labbra della sapienza sono chiuse, tranne che per chi le comprende », ritenendo che anche i suoi migliori discepoli, non fossero pronti per la grande Verità. Ad ogni modo, anche se Ermete era a conoscenza del segreto, non volle svelarlo, e per il mondo le sue labbra RIMASERO CHIUSE. Quindi se Ermete si astenne dal parlare, quale altro mortale può ardire insegnare? Ma quale che sia la risposta, è sempre valido il postulato che « mentre tutto è nel TUTTO, il TUTTO è in tutto».A questa regola non c’è eccezione
CAPITOLO OTTAVO I PIANI DI CORRISPONDENZA
« Com’è al di sopra così è al di sotto; com’è al di sotto, così è al di sopra ». E’ questo il secondo principio ermetico, che ci mostra l’armonia, l’accordo e la corrispondenza che esistono tra i diversi piani di vita e d’essere. Ciò è vero, in quanto tutto quel che c’è nell’universo, deriva dalla stessa sorgente, ed è soggetto agli stessi principi ed ha le stesse caratteristiche, applicabili ad ogni sua unità; dato che ognuna di esse si manifesta sul proprio piano.
Per maggior semplicità di studio e pensiero, si suole dividere l’universo in tre categorie di fenomeni, che vanno sotto il nome di « tre grandi piani » ovvero:
1) Il grande piano fisico
2) » » mentale
3) » » spirituale
Naturalmente, queste divisioni, sono del tutto arbitrarie, dato che non rappresentano che i diversi valori sulla scala della vita, di cui il più basso è la « materia indifferenziata»; il più alto, «lo spirito ». Tra i due piani, esistono poi diverse sfumature, cosicché, una divisione netta tra i più bassi fenomeni del piano mentale e i più alti di quello fisico (o viceversa), non può essere fatta. Quindi potremmo considerare i tre grandi piani come tre gruppi di gradi di manifestazione vitale. Non possiamo però soffermarci oltre in codesti approfondimenti, e preferiamo passare a descriverli più generalmente. Per prima cosa rispondiamo alla prima domanda che sale alle labbra del profano: il significato della parola «piano». Questo termine, assai usato, è stato oggetto di spiegazioni errate da parte di varie scuole occultiste, per cui cercheremo di rimediare. Il problema è il seguente: Il piano è un luogo a due dimensioni, o soltanto una condizione o uno stato? Esso non è certamente un luogo, né una dimensione di spazio; pur tuttavia, è molto di più di uno stato o di una condizione. Possiamo dirlo uno stato o una condizione, per quel che in esso c’è di grado di dimensione su di una scala graduata. Può sembrare un paradosso, ma non lo è. Esaminiamo il problema più da vicino: noi sappiamo che una dimensione è «una misura in linea retta »; tre sono le normali dimensioni dello spazio: lunghezza, larghezza e altezza, o anche: larghezza, altezza, spessore. Esiste però, un’altra dimensione di «cose create », o di « misure in linea retta », nota agli occultisti ed anche agli scienziati, anche se quest’ultimi non riconoscono ad essa il nome di «dimensione»; è !a tanto discussa « quarta dimensione », che è il modello usato per la misurazione dei « gradi o piani ». Essa può essere anche denominata come « la dimensione della vibrazione». E’ un fatto ben noto agli ermetisti, ed anche alla scienza moderna, che tutto vibra, ogni cosa è in movimento e nulla è in riposo; regola incorporata nel terzo principio ermetico. Dunque, ogni cosa vibra, dalla più bassa alla più alta manifestazione, il che avviene non solo a vari gradi di movimento, ma anche in diverse direzioni e maniere.
Nella gamma di vibrazioni, i gradi sono l’unità di misura sulla scala delle vibrazioni stesse; cioè, i gradi della quarta dimensione. Essi rappresentano quel che gli occultisti chiamano piani. Tanto più alto è il grado nella gamma di vibrazioni, tanto più alto è il piano, e la manifestazione della vita che esso occupa. Da ciò deriva il fatto che il piano, pur non essendo né un luogo, né una condizione, possiede qualità comuni ad entrambi.
Quanto all’argomento in questione, ci dilungheremo maggiormente nelle prossime lezioni, in cui considereremo appunto, il principio della vibrazione. Come certamente ricorderete, i tre grandi piani non sono delle divisioni reali dei fenomeni dell’universo, bensì una suddivisione fatta dagli ermetisti, al solo scopo di semplificare al massimo lo studio delle varie forme e dei diversi gradi di attività e vita dell’universo. La differenza tra l’atomo di materia, l’unità di forza, la mente umana e l’essenza degli angeli, è soltanto di grado e di gamma di vibrazioni, essendo tutti fondamentalmente identici. Ogni cosa, essendo da Lui creata, ha la sua ragione di esistere, solo nella mente infinita del TUTTO. Ognuno dei tre grandi piani, è suddiviso dagli ermetisti in sette piani minori, i quali a loro volta sono divisi in sette sotto-piani. Naturalmente, anche queste altre divisioni sono arbitrarie, non essendoci tra alcuna di esse dei limiti precisi ed essendo il loro unico scopo, di facilitare il pensiero e lo studio degli stessi. Tutto quel che ha a che fare con la fisica, le cose materiali, come forze e manifestazioni, nei fenomeni universali, è compreso nel grande piano fisico e nei suoi sette piani minori. In esso sono racchiuse tutte le forme di quel che noi consideriamo « materia », ed ogni specie di energia o forza. Quel che però va ricordato, è che la materia è vista dalla filosofia Corneliana, non come «cosa in se» e quindi con esistenza a parte anche nella mente del TUTTO, bensì come forma di energia, anche se di un certo tipo di vibrazioni a bassa gamma. Quindi, la materia è considerata energia, ed ha il suo campo di azione in tre dei sette piani minori del grande piano fisico. Esaminiamoli più da vicino:
1) piano della materia A
2) piano della materia B
3) piano della materia C
4) piano della sostanza eterea
5) piano della energia A
6) piano della energia B
7) piano della sostanza C
Nel piano della materia A, sono comprese le forme di materia di « solidi, liquidi e gas », così come li troviamo descritti nei libri di fisica; nel piano della materia B, si trovano quelle forme più alte in materia che, attualmente, sono oggetto di studio presso i moderni scienziati, quali i fenomeni della materia radiante nelle sue fasi di radium, ecc.
Il Piano della materia C, poi, è formato dal cosiddetto « etere », Sostanza assai tenue e di rara elasticità, di cui è permeato tutto l’universo, e che agisce come « medium » nella trasformazione di onde di energia, come la luce, il calore, l’elettricità. E’ questa la sostanza che agisce da trait d’union, tra la materia e l’energia, partecipando della natura di ognuno.
Noi sappiamo però, in base alle conoscenze ermetiche, che, avendo il piano sette suddivisioni, ci sono 7 eteri e non uno. Proprio sopra il piano della sostanza eterea, inizia quindi, il piano dell’energia A, che comprende tutte le forme ordinarie di energia, così come sono note alla scienza: calore, luce, magnetismo, elettricità, attrazione, comprendendo anche la gravitazione, la coesione, ogni affinità chimica, ecc., e molte delle forme di energia che la scienza già conosce, ma che ancora non ha classificato. Nel piano di energia B, sono sette sottopiani di forme assai elevate di energia, ancora non note alla scienza, ma che passano sotto il nome di «forze più sottili della natura», operanti in alcune forme di fenomeni mentali. Infine, nel piano di energia C, si trovano sette piani di energia dalla suprema organizzazione, tali da non poter essere esaminati dalla mente umana in sede ordinaria di sviluppo, sebbene possiedano molte delle caratteristiche della « vita ». Esso è di competenza degli esseri del piano spirituale, ed essendo questa forma di energia, trascendente l’uomo, si può considerarla come una sorta di potere divino e conseguentemente, gli esseri che la usano sono visti come Dei, anche al confronto dei più alti tipi umani a noi noti. Quanto al grande piano mentale, esso comprende tutte le forme di « cose viventi», che osserviamo- nella vita ordinaria, ed anche altre, note solo agli occultisti. Anche questa classificazione è arbitraria e non del tutto soddisfacente, a meno che non la si accompagni con accurate spiegazioni, peraltro non possibili in questa sede.
1) piano della mente minerale
2) piano della mente elementare A
3) piano della mente vegetale
4) piano della mente elementare B
5) piano della mente animale
6) piano della mente elementare C
7) piano della mente umana
Il primo comprende gli stati delle unità (o entità), come pure dei gruppi e delle combinazioni che possono formare; esse rendono possibili quelle forme che ci sono note come minerali, sostanze chimiche, ecc. Badiamo bene a non confondere queste entità con le molecole, gli atomi e i corpuscoli, che non sono altro che il corpo, la forma materiale di dette entità, proprio come il corpo dell’uomo, lo racchiude, ma non è lui stesso. Si potrebbe, in un certo senso, chiamarle « anime », pur essendo esseri viventi di un basso grado di sviluppo, vita e mente: solo qualcosa di più delle più alte energie viventi del piano fisico.
Normalmente, l’uomo, (mente media), non riconosce al mondo minerale mente, anima o vita, mentre gli ermetisti ed ora, in parte, la scienza moderna, ne hanno la piena convinzione. Quindi, molecole, atomi, corpuscoli, hanno i loro amori e i loro odi, attrazioni e ripugnanze o affinità, proprio come noi; non solo, alcuni tra i più audaci scienziati attuali ritengono fondata l’opinione che desideri, volontà, emozioni, sentimenti degli atomi, differiscano dagli umani solo di grado. Purtroppo non abbiamo abbastanza spazio per, esaminare meglio iI quesito; ci limitiamo a dire che ogni occultista conosce questo fenomeno, e che alcuni di essi, fanno riferimento ad opere scientifiche, per averne una più valida con ferma. Naturalmente, anche in questo piano, sono presenti le solite sette suddivisioni. Segue, nell’ordine, il piano della mente elementare A che rappresenta lo stato e il grado di sviluppo mentale, di entità sconosciute all’uomo comune, ma note agli occultisti. Pur essendo invisibili all’uomo dotato .dei cinque sensi ordinari, assolvono puntualmente il loro compito nell’universo. Il loro grado d’intelligenza è qualcosa che sta tra le entità minerali e chimiche e quelle del regno vegetale. Quest’ultime, fanno parte del piano che, con le sue sette divisioni, ben comprende ogni loro fenomeno; cosa, del resto, riconosciuta anche dalle persone di media intelligenza, certamente grazie, anche, alle assai diffuse opere scientifiche sulla « mente e vita delle piante », dotate di attributi, proprio come gli animali, l’uomo e il superuomo. Il piano della mente elementare B rappresenta, invece, gli stati e le condizioni di una forma più elevata di entità invisibili, con funzioni generali nell’universo, la cui vita e mente, essendo situata tra il piano della mente vegetale e quello animale, partecipa del la natura di entrambi. Nel piano della mente animale sono rappresentate le comunissime entità delle forme animali di vita. Non ci soffermiamo oltre su questo piano, certi che vi è ben noto. L’ultimo piano elementare, è costituito da quelle entità (invisibili come ogni elementare) che, fino ad un certo grado e dietro precise condizioni, partecipano della natura della vita animale e di quella umana. Di esse, le più alte forme hanno un’intelligenza semiumana. Infine, abbiamo il piano della mente umana che comprende tutte le manifestazioni di ogni grado, specie o funzione, comuni all’uomo. In merito, vogliamo attrarre la vostra attenzione sul fatto che l’attuale uomo comune non occupa che la quarta delle sette suddivisioni del piano, e che solo i più dotati superano i limiti della quinta. Se si sono resi necessari milioni di anni per raggiungere questo stadio, per oltrepassarlo, alla specie umana, occorrerà un tempo forse maggiore. Altri esseri però, prima di noi, hanno passato questo stadio; sul sentiero, la nostra specie è la quinta, con l’aggiunta di alcuni sviati della quarta. Esistono pure, tra noi, anime che, staccatesi dalla massa, sono giunte alla sesta, alla settima suddivisione ed anche oltre.
Alla sesta l’uomo diventa «superuomo», alla settima « ultrauomo ». Quando accennammo ai sette piani minori, abbiamo appena nominato i tre piani elementari; pur se non ci possiamo perdere in particolari sul soggetto, dato che è estraneo al nostro tipo di trattazione, filosofico – teoretica, possiamo però, per chiarirvi le relazioni esistenti tra essi e quelli che noi già conosciamo, dirvi che tra essi intercorrono le stesse relazioni che ci sono, nel pianoforte, tra le chiavi bianche e quelle nere. Se le chiavi bianche bastano a produrre della musica, per alcune scale, melodie ed armonie, sono necessarie quelle nere. La loro funzione con le anime è quella di anelli di congiunzione fra i molti piani, raggiungendosi con esse un certo sviluppo. Grazie a questa spiegazione, il lettore potrà comprendere meglio i suoi processi evolutivi, ed avere una nuova visione dei salti vitali tra regno e regno. Gli enormi regni degli elementari, sono spesso menzionati da scrittori esoterici, e conosciuti da tutti gli occultisti; chi avesse letto lo « Zanoni» di Bulwer, e simili libri, saprà senz’altro qualcosa intorno a questi esseri. Ora, si dovrebbe passare, dal grande piano mentale, a quello
spirituale, ma come si possono spiegare questi altissimi stati d’essere, se già ci sfugge il significato delle più alte suddivisioni del piano della mente umana? Poiché ciò è impossibile, dobbiamo limitarci a parlarne in termini molto vaghi. Infatti, come si potrebbe descrivere la luce ad un cieco nato, o il sapore dello zucchero ad uno che non ha mai assaggiato nulla di dolce, o l’armonia dei suoni a chi è sordo dalla nascita? Possiamo solo dire, in base alle conoscenze che abbiamo, che nei sette piani minori del grande piano spirituale, stanno esseri i cui attributi, (vita, mente, forma), sono di una superiorità inimmaginabile, rispetto all’uomo, più di quanto egli superi un verme, un minerale ed alcune forme di materie o energia. Noi non possiamo nemmeno concepire i particolari della vita di questi esseri, tanto trascendono la nostra natura: i nostri processi mentali, confrontati alle loro menti, somigliano a quelli animali, e noi possiamo appena « pensarle». La loro forma è composta di materia dei più alti piani, e alcuni di questi piani, pare, siano rivestiti di pura energia. Ma cosa possiamo dunque dire di questi esseri? Forse li chiameremmo angeli, arcangeli o semidei; sui più bassi piani minori, stanno le anime che noi e chiamiamo «maestri » e « adepti», poi vengono le grandi schiere angeliche, a noi ignote, ed infine, sopra ad esse, stanno quelli che, senza timore di sbagliare, potremmo chiamare Dei, essendo la loro essenza, potenza ed intelligenza, così elevate, da essere al di là di ogni umana comprensione; la cui unica definizione, può essere «divino». Dei problemi dell’universo si interessa gran parte di essi, esplicandovi una funzione considerevole. Non chiamiamo noi, forse, quelle divinità invisibili che lasciano la loro impronta sul processo di evoluzione e il progresso del cosmo, angeli custodi? Il loro intervento ed aiuto agli uomini hanno fatto sì che nascessero
moltissime leggende, usanze, credenze ed infine religioni, sia nel passato che nel presente. Sotto la legge divina del TUTTO, esse hanno ripetutamente mostrato al mondo la loro scienza e il loro potere. Ciò non toglie che, anche i più elevati fra questi esseri supremi, esistono solo in quanto creati dalla mente del TUTTO,
e sono anch’essi soggetti ai processi cosmici e alle leggi universali. Pur se noi li chiamiamo Dei, essi sono ancora mortali, ovvero quelle anime che, sorpassate di gran lunga le altre, hanno rinunziato all’estatico riassorbimento nel TUTTO per aiutare gli uomini nel loro viaggio attraverso il cosmo. Pur tuttavia, sono parte del l’universo e devono soggiacere alle sue leggi; il loro piano, pur se altissimo, è al di sotto dello Spirito assoluto. Ma i profondi insegnamenti sullo stato di esistenza e i poteri dei piani spirituali, possono essere compresi solo dagli ermetisti più avanzati, dato che quei fenomeni sono di grado talmente superiore a quello dei piani mentali, che, tentare di darne una descrizione, genererebbe solo una terribile confusione. Solo quelli che, o per studi di lunghi anni delle discipline ermetiche, o grazie al retaggio di conoscenze frutto di precedenti incarnazioni, hanno la mente particolarmente preparata, possono intendere il senso profondo di questi insegnamenti sui piani spirituali, e molti di questi, ritenuti troppo importanti e pericolosi, non vengono resi pubblici dagli ermetisti. Per « Spirito », ogni persona intelligente se ne renderà conto, noi intendiamo, secondo i dettami degli ermetisti, il « potere vivente », la «forza prima », «l’essenza vitale », ecc.; significato da non confondere con quello che si usa generalmente parlando di «religioso, ecclesiastico, spirituale, santo,
immanente, ecc. » Quindi, dicevamo, Spirito sta per «principio animatore », racchiudendo questo termine, l’idea di potenza forza mistica, energia viva, ecc.. Ogni occultista sa che questo potere può essere usato tanto per fini buoni, come per fini cattivi, in accordo col principio di polarità; cosa, d’altra parte, riconosciuta anche dalla più gran parte delle religioni, che mettono accanto ai loro Dei buoni, Satana, Belzebù, il Diavolo, Lucifero, gli angeli perduti, ecc.. Conoscenza, questa dei piani superiori, che tutti gli ordini occultistici conservano gelosamente nella camera segreta del Tempio ». Ma anche se vi sono stati coloro che, impadronitisi di altri poteri, ne hanno abusato, il loro destino si è reso spaventoso: secondo il principio del « ritmo», saranno costretti a tornare
al punto di partenza dell’esistenza materiale, e da lì dovranno percorrere di nuovo tutto il cammino sul Sentiero, ma con la torturante consapevolezza delle altezze da cui sono caduti in seguito alloro agire dissoluto. Ogni bravo occultista sa che, la leggenda degli angeli puniti, ha una sua remota verità; questo perché l’adoperarsi per ottenere un potere «personale» ed egoistico sui piani spirituali ha come conseguenza il decadimento spirituale ed il ritorno immediato al punto di partenza. E’ questa la terribile pena inflitta a tale anima, cui peraltro è data la possibilità di risalire verso l’alto.
Concludiamo ricordandovi che, in accordo al principio di corrispondenza per cui «com’è al di sopra, così è al di sotto », i sette principi ermetici sono tutti in funzione su ogni piano: sul fisico, sul mentale, sullo spirituale. Allo stesso modo, si applica a tutti il principio della sostanza mentale, dato che tutti sono generati e contenuti nella mente infinita del TUTTO. Così possiamo vedere che ovunque agisce il principio di corrispondenza, poiché tra ogni piano vi è armonia e accordo perfetto; lo stesso vale per il princi
…